Elettrodomestici a risparmio energetico: consigli utili sull’acquisto

Classi di consumo e vantaggi degli elettrodomestici a risparmio energetico

Ogni dispositivo, che sia un elettrodomestico o un pc, consuma una certa quantità di energia che influisce sul costo della bolletta elettrica. Il consumo viene misurato in KW che possono dipendere più o meno a seconda del dispositivo. Quante volte sarà capitata una bolletta salatissima senza nemmeno accorgersi di aver consumato così tanta corrente elettrica?

Per quanto riguarda gli elettrodomestici è corretto fare una distinzione tra alcune categorie di energia prodotta:

  • produzione di energia termica (scaldabagno, ferro da stiro, ecc);
  • produzione di energia termica e meccanica (lavatrice, lavastoviglie, ecc);
  • produzione di energia meccanica (aspirapolvere, frullatore, ecc).

Ognuno di questi fa riferimento ad una scala di valori imposta dall’Unione Europea nel 1992 che serve a identificare i consumi energetici. Questa scala è molto utile all’acquirente per poter effettuare una scelta ponderata e intelligente sull’acquisto di un determinato elettrodomestico piuttosto che un altro.

Le classi di consumo sono indicate con lettere che vanno dalla D, che prevede un alto consumo energetico, alla A con i consumi più bassi, quindi più conveniente, identificate anche con un colore dove il verde indica i consumi bassi mentre il rosso i consumi alti. Da qualche anno sono state introdotte altre tre classi per far fronte ai modelli di nuova generazione che garantiscono un consumo ancora più basso rispetto ai precedenti, le classi A+, A++ e A+++ con consumi che possono calare fino a oltre il 50%.
Sulla riduzione dei consumi è molto ricco di consigli e informazioni pratiche, il sito www.taglialabolletta.it.

L’acquisto di un elettrodomestico di classe A+++ garantisce bassi consumi che nell’arco di un anno può portare a un notevole risparmio economico sulla bolletta elettrica di casa. Per identificare all’istante un prodotto a basso consumo, è presente su ognuno un’etichetta sulla quale è ben in vista la classe di appartenenza, e altri parametri importanti come la rumorosità, da tenere bene in considerazione in quanto un elettrodomestico rumoroso può inficiare sulla quiete domestica, indicata in decibel.

Come effettuare la scelta degli elettrodomestici a basso consumo

Gli elettrodomestici utilizzati in ambito casalingo sono tanti e ognuno di loro ha diversi valori a cui fare attenzione per effettuare scelte corrette e cominciare a risparmiare.
In ogni casa è presente un frigorifero e un congelatore e, oltre alla classe energetica, c’è una caratteristica fondamentale da controllare durante un acquisto. La classe tropicale o subtropicale garantisce un funzionamento corretto del prodotto anche con temperature che superano i 43°. Il congelatore a 4 stelle garantisce un ulteriore risparmio specie se abbinato allo sbrinamento automatico.

La lavatrice è un altro dispositivo onnipresente in ogni abitazione. Questo elettrodomestico possiede alcuni parametri diversi da altri apparecchi che sono importanti al fine di un corretto acquisto. La classe energetica è sempre espressa ma, oltre a quella, bisogna controllare attentamente:

  • la qualità del lavaggio;
  • l’efficienza di asciugatura (acqua presente alla fine del lavaggio);
  • il consumo di acqua (dichiarato in litri);
  • la possibilità di regolazione della centrifuga (per ridurre i consumi del motore);
  • l’allacciamento diretto con l’acqua calda (consente di non utilizzare elettricità per riscaldarla);
  • la partenza ritardata (in caso di tariffa energetica bioraria).

Ognuno di questi parametri influisce sui consumi energetici quindi la scelta va fatta anche considerando questi punti.

Con il calo dei prezzi tutti possiedono o stanno pensando di acquistare un climatizzatore. Molti sono spaventati dai consumi eccessivi ma i modelli di ultima generazione garantiscono consumi ridotti e alte prestazioni. La classe di consumo è sempre il primo parametro da controllare ma, oltre a questo, c’è da tenere in considerazione anche la classe di efficienza (indicata sempre con lettere dalla A alla D), utile a identificare i modelli più efficienti sia per il raffreddamento che per il riscaldamento.

Un altro elettrodomestico presente in ogni abitazione è senza dubbio il televisore: questo elettrodomestico ha già di per sé consumi ridotti ma considerare modelli che consumano ancora di meno non è mai una cattiva idea. La classe energetica è sempre ben in vista e consente una rapida identificazione, le differenze si concentrano sulle tipologie di televisori:

  • uno schermo LCD ha consumi che variano tra i 120 e i 160 Watt;
  • uno schermo a LED ha consumi più ridotti che vanno da 70 a 90 Watt;
  • uno schermo al Plasma ha consumi più elevati che oscillano tra 250 e 300 Watt.

Perché scegliere un elettrodomestico a basso consumo e come scegliere

Preferire l’acquisto di elettrodomestici a basso consumo energetico consente un notevole risparmio economico e, riducendo il fabbisogno energetico, favorisce la riduzione di inquinamento e di sfruttamento delle risorse del pianeta. Viviamo in un epoca dove la salvaguardia del pianeta è di vitale importanza per tutti e cominciare a prendersene cura risparmiando sull’energia elettrica può essere il primo passo per un mondo più eco sostenibile.

Il consiglio principale è di controllare attentamente ogni etichetta presente sull’elettrodomestico e, nel caso insorgano dubbi, affidarsi alla consulenza di un venditore che può fornire ogni genere di informazione. L’attenzione ai dettagli può fare la differenza tra una bolletta astronomica e una di poco conto. I bassi consumi non influiscono sulle capacità o sull’efficienza di un elettrodomestico ma riducono solo gli sprechi.

Il 2019 vedrà l’introduzione di una nuova generazione di etichetta per la valutazione energetica degli elettrodomestici con parametri più precisi che forniranno un ulteriore aiuto per chi deve acquistare uno di questi prodotti. In questa nuova scala verranno eliminati i segni + e verrà aggiunta la lettera G per indicare i modelli ad alto consumo.

Come nasce la tradizione dell’Uovo pasquale di Cioccolato

La tradizione dell’uovo di cioccolato a Pasqua è una di quelle più particolari ed entusiasmanti, soprattutto per i più piccoli e per i golosi di cioccolata. Che sia fondente o al latte, nessuno ne fa meno, e in particolar modo non solo per la gustosa cioccolata quanto anche per la curiosità di trovare la sorpresa al suo interno. Ovviamente, essendo un simbolo festivo, nasconde di sicuro una sua storia e un motivo particolare per cui sia nato. Vediamo quale.

Vecchie e nuove tradizioni

L’uovo di Pasqua venduto prettamente al cioccolato, va a sostituire una più vecchua tradizione ossia quella delle uova di gallina. Queste venivano colorate, distribuite in occasione della festività, e dall’alto valore simbolico e religioso.

L’utilizzo dello scambio delle uova comincia prima del Cristianesimo e dei suoi significati nati per il festeggiamento della Pasqua. In epoca antica, l’uovo della gallina rappresentava la vita oltre ad essere un importante ingrediente per energia e salute.

Lo scambio delle uova nasce nel popolo dei persiani: in concomitanza con le celebrazioni per l’arrivo della primavera, la leggenda vuole una consuetudinaria abitudine di scambio del prezioso alimento. Dopo questo habituè si diffuse in Egitto e in Grecia, mentre i primi modelli decorati risalirebbero all’antica Cina.

Nei paesi del Nordi tipo la Russia e la Scandinavia, all’uovo aveva un valore ambivalente di significato legato al Cosmo: le uova erano emblema di rinascita del ciclo di vita, quindi lo si celebrava con animo sentito.

Un valore cristiano

Il simbolo della vita e della rinascita, ben resto fui accomunato a sacrficio e resurrezione di Cristo, per cui il Cristianesimo fece sua un’usanza prettamente pagana.

Anzi pare che durante l’epoca medievale, si andò diffondendo l’uso di scambiarsi in dono delle uova decorate fino a diventare una tradizione tipica dei giorni antecedenti alla Pasqua. Fu in questo periodo storico poi che, in Germania e nei paesi scandinavi, nacque l’abitudine di scambiarsi le uova colorate la domenica di Pasqua. Sempre rimanendo nei territori della Scandinavia, l’alimento ha assunto un valore non per forza legato alla religione: la pratica si diffuse anche tra coloro che erano pagani, i quali la utilizzavano a mò di simbolo del ritorno della primavera.

In concomitanza di ciò, in questi paesi si andarono a sviluppare pure le prime tradizioni legate all’albero pasquale: nelle nazioni del Nord Europa, come avveniva per il Natale, le ampie fronde di meli e altre piante ancora spoglie si ornavano con delle  uova sode, oggi surrogate con delle uova di cartone, di plastica e di polistirolo.

E ancora nel Medioevo, l’uovo pasquale divenne simbolo di sfarzo: veniva infatti adornato con metalli preziosi come l’argento. Tanto che Edoardo I ne commissionò 450 esemplari proprio in occasione della Pasqua.

Questa particolare tendenza al lusso e alla preziosità dei materiali ebbe vita sino al 1800,  periodo in cui poi nacque il noto uovo di Peter Carl Fabergé: un esemplare di platino smaltato, al cui interno vi erano un secondo uovo in oro e due doni.

Le nuove usanze: la nascita del cioccolato

L’uso come lo conosciamo noi oggi, ossia di una forma ovale di cioccolato, è arrivato tra il 700 e l’800, fino a diventare indispensabile sulle tavole degli italiani e di tutti i cittadini del mondo.

La storia più plausibile ha visto nascere il moderno uovo di cioccolato alla corte di Luigi XIV, e lentamente, ai primi dell’800 prese quota in altri paesi come Francia e Germania. Le prime uova vendute non erano come le nostre, poi lentamente fu fatta la forma concava per ospitare una sorpresa. Si pensa infatti che esse siano naye insieme agli esemplari di Fabergé.

L’uovo di produzione industriale si è invece definitivamente affermato nel 1900, con una tendenza vera e propria dopo la fine del Dopoguerra. L’impegno e l’amore del proprio lavoro da parte dei cioccolatai francesi e svizzeri, infatti,consentì lo sviluppo di questo dolce tanto amato anche ai giorni nostri.

Si deve a François Louis Cailler, la realizzazione nel 1819 del primo macchinario per la manipolazione del cacao in pasta, questo per consentire al cioccolato di essere venduto con ogni forma plausibile.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’olandese Coenraad van Houte, negli anni 20 del 1800 creò una pressa idraulica per dividere i grassi dalla polvere di cacao, così che il prodotto potesse essere modellato fino a formare delle uova. Inventore del cioccolato a latte fu unvece Daniel Peter invece Rodolphe Lindt inventò il conciaggio. La prima produzione industriale di uova di cioccolato arrivò con John Cadbury, nel 1875.

Le donne cerebralmente più giovani degli uomini: lo studio

Gli studi della scienza sulla diferrenza tra maschi e femmine non  accennano a placarsi. E oggi arriva l anotizia che dà ulteriore valore alla posizione della donna: il cervello femminile è più giovane di 3 anni rispetto a quello degli uomini. La scoperta ha dell’incredibile e dà una marcia in  più alla figura femminile, ancora oggi troppe volte denigrata.

Stando agli studi effettuato da un gruppo di ricerca americano, è emerso che il cervello delle donne è più “allegretto” di quello degli uomini della stessa età, in media con una disparità di circa 3 anni. La differenza è venuta fuori non solo in età adulta ma anche durante la gioventù, ed è strettamente correlata al consumo dello zucchero. Tra l’altro in questo modo si potrebbe spiegare il motivo per cui il declino cognitivo si manifesta più tardi nelle donne.

Donne vs uomini: lo studio

Il cervello delle donne, se guardiamo alla cosa sul fronte del metabolismo, immagazzina in media come se fosse più giovane di 3 anni rispetto a quello di un uomo della stessa età. Questo vale sia se si hanno 60 anni sia se gli anni sono 20, insomma di base la donna nasce più avanti.

Questa scoperta potrebbe essere anche alla base di una spiegazione scientifica per cui le donne anziane si avviano verso un eventuale declino cognitivo con più lentezza rispetto a dei coetanei di sesso opposto. Dagli studi effettuati infatti il gentil sesso totalizza sempre risultati migliori in test mnemonici, di logica e nella risoluzione dei problemi.

Una prova data dalle scansioni cerebrali

A dimostrare la posizione più fluida e snella della mente femminile c’è questo studio condotto da un team di ricerca americano costituito da scienziati della Scuola di Medicina dell’Università di Washington di St. Louis. Gli studiosi, coordinati dal professor Manu S. Goyal, docente presso il Dipartimento di Neurologia e ricercatore all’Istituto di Radiologia Mallinckrodt.

Il gruppo di ricerca è giunto a questa conclusione dopo aver passato a scansionare il cervello di 205 volontari (121 donne e 84 uomini tra i 20 e gli 82 anni) ultilizzando una tomografia a emissione di positroni, esame noto più comunemente con l’acronimo di PET.

I rsultati della ricerca

Il più importante strumento che nutre il nostro cervello è lo zucchero, che viene consumato tramite una fase dell’organisimo conosciuta come glicolisi aerobica. La frazione di glucosio usata per la sintesi si riduce in maniera considerevole con il passare del tempo, e dai picchi dell’età giovanile si giunge a standard molto più bassi legati tipo ai 60 anni di età.

Questo processo di nutrimento agevola il valore di ‘giovinezza’ del cervello ma non funziona nel medesimo modo tra uomini e donne. Sulla base di questa differenza di nutrimento, il ricercatore  Goyal e colleghi hanno effettuato le loro deduzioni.

Dopo aver stabilito la quantità di zucchero che il cervello consumava per ogni partecipante attraverso la PET, gli scienziati hanno creato un apposito algoritmo (basato sulla funzione dell’apprendimento automatico) in grado di stabilire una correlazione intercorrente tra età del soggetto coinvolto e il suo metabolismo cerebrale.

I dati elaborati statisticamente hanno messo in evidenza che il cervello delle donne, in media, pare sia di 3 anni più giovane di quello maschile. La più importante posizione cerbrale femminile appariva più leggera ed era tale anche per le ragazze di vent’anni rispetto ai coetanei, ma il significato di questa differenza non si può decifrare.

La differenza tra mente maschile e mente femminile

La tesi avallata dal team di ricerca è stata ulteriormente confermata da un’altra differenza cerebrale nota tra il cervello maschile e quello femminile; ad esempio, il cervello femminile risponde più facilmente nel riconoscimento ed elaborazione delle emozioni degli altri (sia negative che positive).

Proseguendo in tal verso, sono state rilevate anche delle differenze nelle connessioni della materia grigia che giustificano una migliore abilità motoria e spaziale. Il nuovo studio dà prova anche che il cervello femminile e quello maschile hanno un processo di invecchiamento differente, con il cervello delle donne che è più giovane.

E così il professor Goyal ha dichiarato che  “Stiamo appena iniziando a capire come vari fattori legati al sesso potrebbero influenzare la traiettoria dell’invecchiamento cerebrale e come ciò potrebbe influenzare la vulnerabilità del cervello alle malattie neurodegenerative. Il metabolismo del cervello  potrebbe aiutarci a capire alcune delle differenze che vediamo tra uomini e donne mentre invecchiano”. Quanto appena detto ha trovato pubblicazione nella rivista scientifica PNAS.

 

I rapporti di coppia soddisfacenti migliorano la salute

Quando abbiamo nella nostra vita un solido rapporto di coppia, che sia matrimonio o qualunque altra relazione, il nostro modo di interfacciarsi alla vita in due tende ad influenzare tutta la nostra quotidianità. Può tuttavia capitare che si creino delle situazioni poco piacevoli, per certi versi inaspettate ma che si trasformano ben presto in piccoli o anche grandi problemi.

A lungo andare quelle piccole cose diventati problemi insormontabili si ripercuotono non solo sulla coppia ma anche sulla salute del proprio organismo. Per cui a volte sarebbe meglio imparare a curare la vita sentimentale prima che si rovini. In tal senso la scienza dispensa sempre dei buoni consigli al fine di mantenere sana e rovente una relazione rovente perché, si sa che il pepe della coppia è anche la sfera sessuale, che tra l’altro influenza molto tutta la salute psico-fisica.

Gli studi sui rapporti di coppia e la salute dell’uomo

Il sesso e la complicità in una love story aiutano il corpo umano a ravvedersi da alcune patologie. Questo almeno è quanto riportano i medici della Federazione francese di Cardiologia secondo i quali giova mella società di oggi evincere quella che è l’importanza dell’attività sessuale. Quest’ultima se praticata secondo i propri bisogni e i propri desideri ha il potere di produrre dei benefici anche per la Salute del cuore.

Più nello specifico, il Dott. Francois Carrè, che è cardiologo all’ospedale universitario di Rennes, ma anche ambasciatore della Federazione dei cardiologi francesi, sostiene che sono molti i benefici scaturenti dalla pratica regolare dell’attività sessuale. Ad esempio, si potrebbe pensare che un rapporto richiede in media uno sforzo fisico moderato che può essere messo sullo stesso piano di circa 20 passi di una camminata condotta a ritmo sostenuto.

Come per ogni attività fisica, il sesso fa bene al miocardio, rinforzandolo e oltre a ciò permette anche l’eliminazione delle tossine dall’organismo. Claire Mounier Vehier, che è cardiologa all’ospedale universitario di Lille, nonché presidente della Federazione, mette invece in risalto altri aspetti importanti legati all’attività sessuale.

Più nello specifico, la cardiologa sostiene che avere rapporti col proprio partner è importante per migliorare la qualità della propria vita. Motivo per cui, nel caso in cui uno dei due venga colpito da un infarto, non si dovrebbero mai abbandonare i doveri di coppia, in quanto consentono di trarre benefici sia sul piano fisico, che su quello prettamente psicologico.

Rapporti di coppi migliorano la nostra salute

Inoltre, stando sempre agli studi effettuati dai cardiologi è emerso che alcuni disturbi sessuali sono pure dei buoni campanelli dall’allarme circa qualche patologia di salute più grace: ad esempio la fatica a raggiungere l’erezione per un uomo vuol dire aver anticipato di tre-cinque anni il verificarsi di un episodio cardiovascolare acuto, come ad esempio l’infarto. Tra l’altro, una disfunzione erettile potrebbe addirittura accrescere del 25% i rischi per l’uomo di vedersi ammalati di una patologia di natura cardiovascolare.

Motivo per cui, in presenza di uno di questi problemi, gli interessati dovrebbero non prendere sottogamba il problema, ma dovrebbero rivolgersi a un medico in maniera tale da poter intervenire tempestivamente.

Non a caso su questo fronte qua, molti sono stati gli studi secondo cui il sesso fa bene al cuore e alla salute più in generale. Anzi, secondo una ricerca pubblicata dal New England Research, gli uomini che sono soliti avere dei rapporti almeno un paio di volte alla settimana hanno il 45% in meno di possibilità di ammalarsi di malattie cardiache.

Secondo invece i risultati di un altro studio pubblicato su Psychological Reports, stare in intimità la propria partner consente uno sviluppo del 30% delle immunoglobuline A (IgA). Questi non sono altro che anticorpi che hanno il compito di proteggere l’uomo da possibili attacchi di infezioni locali, ma anche dal più semplice raffreddore.

E ancora studio condotto dalla Coventry University, pubblicato su Age and Ageing, ha sostenuto poi dal suo canto che una vita di coppia sessualmente attiva anche dopo i 50 anni può consentire un rallentamento dell’invecchiamento anche perché rafforza la memoria.

Una ricerca della University Bristol e dalla Queen’s University di Belfast, sostiene invece che avere rapporti di coppia con regolarità riduce del 50% il pericolo di morte. Questo vuol dire che fare sesso è come proteggersi per quel che concerne la salute degli uomini.

Infine su Circulation si è parlato del giovamento che l’uomo trae dai rapporti di coppia pure se soffre di patologie cardiache. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, le morti improvvise provocate da un rapporto non avvengono con il proprio partner ma quando si ha una relazione extraconiugale. Questo perché il proibito misto allo stress della bugia mettono sotto pressione un cuore che potrebbe essere sensibile già di suo.

Migliaccio: dolce di carnevale della cultura partenopea

Il Migliaccio Napoletano, è uno dei dolci tipici carnveleschi del territorio partenopeo. Insieme alle chiacchiere riempie le tavole e delizia i palati dei napoletani. Se altri dolci come le chiacchiere stesse sono sparsi un pò per tutto il territorio nostrano, il migliaccio invece è unico nel suo genere, con le sue radici umili e secolari, è amato praticamente ovunque.

Un dolce sinonimo di tradizione

Il migliaccio dolce  può essere considerata come una vera e propria torta morbida e appena un poco zuccherata fatta di ingredienti poveri. Esso viene ricordato in particolare per il suo profumo particolare, una torta semplice ma che piace a tutti, vecchie e nuove generazioni che siano

Per quanto concerne il sapore esso vagamente richiama a quello della pastiera napoletana grazie all’utilizzo dell’essenza dei millefiori che viene fuori soprattutto quando lo si sforna appena. Della pastiera richiama pure il colore, chiaro quasi da sembrare la radiosità del sale. E’ un dolce calorico che prevede in particolar modo l’aggiunta della ricotta: inoltre il suo ripieno ricorda abbastanza marcatamente quello della nota e saporita sfogliatella.

Il dolce viene cotto in un forno, può essere consumato sia caldo che freddo ma c’è chi non riesce ad attendere e ama prenderlo a cucchiaiate appena sfornato, così da poter assaporare al meglio il gusto della semola che la terra ci ha donato.

La tradizione vede la cottura del migliaccio effettuata in un tegame fatto di rame, in alternativa, visto che è più difficile reperirlo, si usa un tegame di alluminio. Contrariamente alla preparazione di altre torte, questo dolce si vende nelle pasticcerie proprio nel tegame, non solo perché è delicato ma anche per dare la sensazuone che sia prettamente un dolce fatto in casa.

Una particolarità è quella di usare la sugna al posto del burro proprio come in passato o di sostituire il latte con l’acqua, cosa che si fa anche a Sorrento.

La storia del Migliaccio Napoletano

Il Migliaccio Napoletano tra i usoi natali nei secoli scorsi, anzi secondo alucne credenze già nell’anno mille si aveva come abitudine quella di preparare un simile dolce nel periodo della Quaresima che vagamente avesse la stessa consistenza di questo dolce.

Nonostante ciò il Migliaccio Napoletano è cambiato in maniera considerevole durante gli anni. Come prima cosa va detto che a livello etimologico il termine Migliaccio, dipende dasl fatto che venisse usata la farina di miglio. Va poi ulteriormente detto che all’interno dell’impasto del dolce veniva doverosamente utilizzato sangue di maiale che, in particolar modo e come tutte le componenti di questo animale non veniva buttato.

Con il passare del tempo, e precisamente nel ‘700 il sangue di maiale fu sostituito dallo zucchero di canna, dal momento che l’utilizzo del sangue fu considerato un rito pagano dalla Chiesa Cattolica. Eppure il sangue di maiale piaceva così tanto che non fu completamente rimosso dalla tradizione culinaria partenopea legata al Carnevale ma, anzi, fu reiventato come addirittura ingrediente principale nel famoso sanguinaccio, ossia sangue di maiale mischiato a cioccolato fondente.

Però pure per quanto concerne il miglio, ingrediente del Migliaccio Napoletano, nel corso dei secoli, è stato sostituito dalla semola. In questo modo, la variante più dolce di oggi ha sostituito definitivamente la ricetta secolare.

La ricetta originale del Migliaccio Napoletano

La tradizionale ( e oggi usata) ricetta del Migliaccio Napoletano richiede l’utilizzo di semolino in luogo del miglio e, ovviamente in dosi ci vuole lo zucchero al posto del sangue di maiale.

Dunque il Migliaccio Napoletano è una torta dolce il cui impasto è composto da semolino, uova, latte, acqua, zucchero, vanillina e ricotta di pecora. Diciamo che molto vagamente il ripieno cotto e profumato richiama il contenuto della Sfogliatella Napoletana. Non a caso infatti in alcune zone della Campania, il Migliaccio Napoletano viene chiamato per l’appunto Sfogliata.

La variante dell Migliaccio salato

Volendo esiste anche il Migliaccio Napoletano salato detto anche Farenella o Farinata. Si tratta di una specie di torta salata che si fa con farina gialla condita con salsiccia di maiale sbudellata fritta e arricchita di ciccioli di maiale, conosciuti in Campania come “cicoli”. Può essere poi insaporita con formaggi a piacimento (principalmente pecorino o parmigiano).

Come per il dolce anche il Migliaccio Napoletano salato ha un origine antichissima, forse ancor più del dolce, e può essere prepararto tanto nel periodo pasquale che in quello di Carnevale.

Affrontare il Natale a tavola secondo i calciatori

Natale si avvicina e la paura di prendere qualche chilo ha anticipato sia le luci che il clima di festa. Come ogni anno ci ripromettiamo di essere dignitosi dinanzi a tutte le leccornie offerte nelle tavole con i parenti che si susseguono senza sosta per giorni e giorni e purtroppo quasi ogni anno dobbiamo ammettere e riconoscere i nostri bassissimi livelli di autocontrollo. Al contrario, quando decidiamo che il Natale non avrà alcun “peso” sulle nostre vite rinunciamo a tutto quello che di dolce e buono le festività ci offrono restando poi con un pentimento che ci accompagnerà per mesi per non essersi concessi nemmeno una briciola di quel panettone artigianale arrivato appositamente da Palermo. Allora quest’anno per non arrivare impreparati sulla strategia al Natale abbiamo chiesto ai nutrizionisti dei calciatori se esiste un modo per affrontare il Natale senza rinunce e senza disfare il corpo tronchetti e zamponi. La risposta è si e come sempre sta nella moderazione!

I consigli dei nutrizionisti

Soprattutto per gli sportivi, impegnati nelle competizioni calcistiche qui disponibili, passare il test “Natale” è importantissimo. Ma come si comportano i calciatori durante le feste? L’esempio è giusto, poiché avere qualche dritta dai calciatori, che seguono tra le diete più rigide per la loro professione, il Natale offre anche a loro un’occasione di svago da passare in famiglia e amici e soprattutto un’occasione per qualche strappo alla regola a livello culinario.  Una regola generale: mangiare sano e nessuna cosa vietata in particolare.

I consigli del preparatore atletico

Giovanni Andreini, gia’ preparatore atletico della Nazionale ai tempi di Roberto Donadoni ci dice che: ”Ogni giorno devono calcolare il loro fabbisogno calorico. Ci sono norme che riguardano sia la quantità sia la qualità. E’ chiaro che se uno vuole mangiare una carbonara deve mangiare solo quella, altrimenti con una pasta in bianco può abbinarci anche due fettine di bresaola”. Natale può anzi aiutare a togliersi qualche sfizio nella buona tavola, a responsabilizzare ogni giocatore. Una fetta di pandoro o panettone? Certo che la possono mangiare”. L’esperienza passata indica che ”se non si fanno stravizi particolari, una settimana lontano dal calcio non modifica molto l’andamento naturale dell’organismo dei giocatori”.

Continua con i consigli sull’attività fisica ”Quello che consigliamo – sottolinea l’ex preparatore azzurro – e’ di fare almeno due allenamenti individuali, tipo andare a fare jogging. Ma sempre con un dispendio calibrato a seconda del fabbisogno calorico” con carichi di lavoro differenziati a seconda delle caratteristiche fisiche, ad esempio del rapporto massa magra-massa grassa, e per ruolo. Dalla nostra esperienza abbiamo constatato che non ci dovrebbero essere grossi scompensi.”

 

Il miglior regalo per un uomo: la birra homebrew

Birra homebrew: la bontà di una birra fatta in casa

Al giorno d’oggi la birra rappresenta senza dubbio una delle bevande più apprezzate al mondo. Il suo sapore intenso e leggermente alcolico la rendono infatti perfetta per ogni tipo di occasione: da un aperitivo con gli amici ad una cena rilassante. Nonostante ci siano anche molte donne a cui piace la birra, essa è apprezzata soprattutto dall’universo maschile.

Ultimamente, oltre alle comuni birre presenti in commercio, si sta affermando sempre di più l’attività dell’homebrewing. Con tale parola si intende sostanzialmente l’arte di preparare la birra a casa propria, un’attività che non solo permette di gustare una birra buona e genuina, ma che regala grandi soddisfazioni.

Oltre a ciò una birra fatta in casa può essere anche un regalo perfetto da fare al proprio uomo, soprattutto se quest’ultimo è un estimatore di tale bevanda. È bene ricordare però che per realizzare un’ottima birra fatta in casa non si può improvvisare, ma bisogna seguire delle regole ben precise ed avere la giusta attrezzatura birra homebrew.

Birra fatta in casa: da dove cominciare

Per fare una buona birra fatta in casa c’è bisogno di tenere in considerazione alcuni accorgimenti utili a realizzare un risultato soddisfacente. Prima di cominciare è opportuno valutare il proprio livello di preparazione e il grado di difficoltà della produzione. Chi è alle prime armi, infatti, probabilmente si troverà spaesato e non saprà da dove cominciare. Perciò in questi casi è meglio partire con un livello base in cui per la produzione della birra vengono usati degli ingredienti semplici come ad esempio gli estratti di malto che sono stati già miscelati con il luppolo.

Generalmente tali ingredienti sono di facile reperibilità, si possono acquistare anche su internet e si devono aggiungere ad acqua, zucchero e lievito. Tale livello viene anche chiamato livello E (che significa Estratto) ed è consigliato a tutti coloro che sono alle prime armi: in questo modo infatti con il passare del tempo si potrà acquisire maggiore esperienza e passare ai livelli seguenti.

Il livello intermedio invece viene chiamato E+G (ossia Estratto+Grani) e consiste nel partire da estratti di malto senza luppolo. Quest’ultimosarà poi aggiunto in seguito secondo le proprie preferenze. Oltre a ciò è possibile anche usare malti speciali in grani per rendere la birra ancora più personalizzata.

Il livello superiore, ovvero quello avanzato, viene chiamato AG che sta a significare All Grain dal momento che gli ingredienti principali sono le materie prime grezze, ossia malto d’orzo in grani e luppolo. Questo livello è senza dubbio più complesso rispetto ai precedenti poiché può dare vita ad una birra completamente personalizzata, originale e unica nel suo genere, ma allo stesso tempo questo fattore potrebbe anche essere controproducente soprattutto per chi non è esperto. Per tale ragione prima di passare a questo livello è consigliabile fare prima molta pratica con quello da principiante e quello intermedio.

Birra homebrew: quali sono le fasi della preparazione

Solitamente le fasi essenziali per la preparazione di una birra homebrew sono cinque. Si parte dalla preparazione del mosto che si ottiene bollendo insieme acqua, luppolo e malto. In questo modo si ha la sterilizzazione di questi ultimi e la caratterizzazione del sapore piuttosto amaro rilasciato dal luppolo.

Nel caso in cui si dovesse usato un kit già pronto per l’utilizzo, basta far bollire tutti gli ingredienti insieme mentre in caso contrario è necessario fare molta attenzione a tutte le fasi del procedimento.

Quando il mosto è pronto bisogna poi lasciarlo raffreddare bene, dopodiché deve essere travasato in un contenitore specifico (che viene chiamato fermentatore) e bisogna aggiungere sia l’acqua che lo zucchero (si possono anche aggiungere malto, miele o altro) nelle giuste quantità. Una volta raggiunta la temperatura ottimale bisogna anche inserire i lieviti e infine si può chiudere il contenitore in modo ermetico.

Birra homebrew: dalla fermentazione alla maturazione

Quando vengono aggiunti i lieviti al liquido ha inizio immediatamente la fase della fermentazione che avviene in maniera ottimale quando il contenitore è dotato di un gorgogliatore che faccia uscire l’anidride carbonica. Una volta terminata la fermentazione bisogna separare il liquido dai lieviti posatisi sul fondo travasando la birra ottenuta in un altro contenitore.

Quasi sempre la fase della fermentazione termina del giro di due settimane. Successivamente bisogna aggiungere lo zucchero per conferire una nota frizzante alla bevanda, dopodiché quest’ultima va messa in apposite bottiglie sterilizzate e ben chiuse. A questo punto la birra non può essere consumata così com’è, ma bisogna aspettare almeno un paio di settimane affinché possa avvenire l’ultima fase, ossia quella della maturazione.

Di solito, durante quest’ultima fase, il sapore della birra viene migliorato dalle particelle in sospensione nel liquido (come i residui di lievito e le proteine) che si andranno a disporre sul fondo della bottiglia.

Riuscirà il Napoli a combattere la Juventus nella corsa al titolo di questa stagione?

Riuscirà il Napoli ad eguagliare la qualità della scorsa stagione e sfidare la Juventus nella corsa al titolo della Serie A? Questo sarà un compito importante considerando che il Napoli ha appena perso l’allenatore Maurizio Sarri e il playmaker Jorginho, passati al Chelsea. Entrambi sono stati un elemento fondamentale nell’ascesa della squadra nelle ultime stagioni. Il Napoli è attualmente quotato a 5/1 e visto come seconda favorita nella corsa allo scudetto, mentre la Juventus è prima tra le favorite con 1/3. Questo dato non sconvolge dati i sette scudetti di fila e i 34 in totale. Un risultato importante che è un’ulteriore prova dell’enorme potere della squadra in Serie A.

La Juventus comincia questa stagione con delle aspettative molto alte, specialmente dopo la firma della superstar Cristiano Ronaldo. Dopo aver portato il Real Madrid alla vittoria della Champions League per tre volte di fila, quattro nelle ultime cinque edizioni, potrebbe fare la differenza anche per la Juventus. Quest’ultima vuole tornare a vincere la Champions League dopo l’ultimo titolo vinto nel 1996, e a cui è arrivata vicina perdendo due fniali negli ultimi quattro anni. Ronaldo porterà senza dubbio una quantità di goal che potrà fare la differenza, dato anche il forte reparto difensivo della Juventus che può contare sul ritorno di Bonucci dopo l’anno “sabbatico” al Milan.

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Le due squadre si sfideranno a fine settembre nel primo vero grande scontro della stagione. Questo sarà un primo indicatore di come entrambe le squadre stanno approcciando la corsa al titolo di Serie A. Dai uno sguardo all’infografica qui sotto, che tratta tutto ciò che c’è da sapere sulla sfida imminente.

 

Ricette prelibate: dove gustarle

Ricette delle pietanze italiane tradizionali

Il timballo è uno uno dei cavalli di battaglia della cucina tipica siciliana, un golosissimo timballo di pasta che racchiude ingredienti saporiti. Un primo piatto molto ricco, perfetto da preparare la domenica o durante le giornate di festa. La preparazione è semplice e più veloce di quello che si pensa. E’ in pratica  la medesima esecuzione delle classiche lasagne al forno; tanti ingredienti diversi, cotti in precedenza che poi andranno a formare gli strati della pasta più succulenta e golosa del panorama culinario della tradizione italiana.

Cosa serve per il timballo

Ingredienti per 4/6 persone:
250 g di maccheroni o rigatoni
125 g di carne di maiale macinata,
125 g di carne di manzo macinata,
500 g di passata di pomodoro,
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro,
100 g di piselli surgelati,
una mozzarella, due uova sode
80 g di ricotta salata,
½ bicchiere di vino rosso,
una presa di sale,
½ cipolla rossa,
un pizzico di pepe nero macinato,
un filo d’olio extravergine d’oliva,
olio di semi per friggere q. b.
carta da forno, teglia grande

Mangiare al ristorante i piatti della tradizione

Questo piatto prelibato non è facile da trovare nel menù dei ristoranti; è servito senza problemi nella sua terra di origine, ma in altre regioni è più raro trovarlo; ma se volete assaggiarlo e non sapete cucinare potete cercare il ristorante giusto che serve il timballo alla siciliana; e questo vale per tutte le altre pietanze della nostra cucina mediterranea.  Come? Ma è semplicissimo dovete cercare in rete; ma non su un sito qualsiasi ma su Sluurpy; il portale di riferimento per il food&beverage; una piattaforma eccezionale dove consultare gratuitamente centinai di menù e informazioni sui migliori ristoranti italiani, vicini e lontani l vostro domicilio; Sluurpy ha messo in campo strumenti all’avanguardia per mettere in contatto clienti e locali nel modo più diretto è fruibile possibile.

 

Bere il tè caldo tra primo e secondo tempo

È una cosa a cui siamo stati abituati ad ogni livello agonistico. Il tè caldo tra primo e secondo tempo è una consuetudine del calcio ma dello sport in generale, che ricordiamo da quando eravamo pulcini, per poi crescere, sino ai racconti degli anni passati della Serie A, qui disponibile per tutta la stagione 2018 – 2019. Ma perché questa abitudine? Durante l’attività fisica i corpo umano sviluppa una grande quantità di calore e lo disperde tramite il sudore. Questo provoca un dispendio delle energie che altera il bilancio idrico del corpo.  Ora tutti a bere un tè caldo, quante volte l’avete sentito? Un motivo c’è, anzi tanti motivi come tanti sono proprio i benefici della bevanda.

I benefici del tè

Il tè caldo, specialmente se bevuto quando i corpo è al massimo dello sforzo e sovra riscaldato, è utile contro le infiammazioni e come bilanciatore della pressione cardiovascolare, aiutando così il cuore a sopportare ritmi di gioco elevati senza stressarlo. Il tè caldo, inoltre, è considerato anche un ottimo stimolante grazie ai polifenoli contenuti in esso e capaci di far aumentare il tasso adrenalinico. È per questo che il tè p tra le migliori sostanze per affrontare una partita e recuperare tra il primo e il secondo tempo.

Tra i migliori, il tè verde

Oltre ad essere un ottimo alleato per la linea in quanto aiuta la digestione, combatte l’acidità e i bruciori, favorendo un corretto metabolismo, il tè verde è anche un ottimo supporto per il sistema cardio-circolatorio per la presenza dei flavonoidi e contribuisce a diminuire gli stati di stanchezza. Insomma una carica di energia per gli sportivi! Ma non è l’unico, il tè verde è solo uno dei tipi di tè che servono alla causa ma se non vi interessa molto a moda potete provare tutti i tè sul mercato, dal giallo, al bianco al nero, al rosso o l’oolong. Ce n’è per tutti gli sportivi!