Come funziona la chetosi metabolica sul dimagrimento in dieta

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Tutti gli uomini e le donne, almeno una volta nella vita, hanno provato a dimagrire. Ormai è chiaro: la vita sedentaria non fa bene, lo sport è il più grande alleato della forma fisica, ma al fitness deve essere associata una dieta sana e specifica per ogni organismo. Non c’è da stupirsi se il piano alimentare che la nutrizionista ha dato ad altre persone che hanno perso 8 chili in due settimane, non abbia sortito lo stesso effetto con altri.

Ogni persona ha metabolismo, abitudini alimentari, stile di vita diversi, dunque differente è anche l’approccio verso il dimagrimento. Una parola chiave, però, accomuna tutto e tutti: la costanza. Una dieta fallimentare è la dieta che viene abbandonata in corso d’opera.

Tra le soluzioni più interessanti per perdere peso e, soprattutto, non riprenderlo, da alcuni anni si fa strada la dieta chetogenica per dimagrire.

Chetosi per dimagrire: cos’è e come agisce

 Per dirla in maniera sintetica, la chetosi è un meccanismo di difesa che l’organismo mette in moto quando non ha più a disposizione zuccheri (semplici) e carboidrati (zuccheri complessi) per nutrirsi e dunque brucia i grassi del tessuto adiposo. In questo modo, il corpo evita di consumare la massa magra, ma la condizione necessaria per iniziare una dieta keto è quella di ridurre – fino ad eliminare per un periodo – l’apporto di carboidrati.

Dal punto di vista medico-scientifico, per chetosi si intende una risposta metabolica fisiologica, associata ad una dieta priva di carboidrati. Questo tipo di alimentazione a base di alimenti chetogenici mette in circolo i corpi chetonici o chetoni, che vengono sintetizzati dal fegato per mezzo della beta-ossidazione degli acidi grassi, che si mettono a disposizione della circolazione sanguigna liberandosi dai depositi di grasso del tessuto adiposo.

Sono proprio questi grassi, i cosiddetti acidi grassi, quelli più difficili da smaltire e i responsabili del sovrappeso. Andare in chetosi per dimagrire vuol dire proprio questo: l’organismo non riceve più glucosio né carboidrati, dunque utilizza gli acidi grassi per produrre l’energia di cui ha bisogno. Se l’unica fonte energetica dell’organismo sono i grassi, ne consegue l’eliminazione del peso in eccesso che si trasforma in massa grassa.

Quando il corpo va in chetosi, gli acidi grassi aumentano e lanciano al cervello degli stimoli di sazietà. Tra l’altro, i corpi chetonici riescono a fornire all’organismo molta più energia per le cellule – anche per le cellule nervose, a differenza dei carboidrati dai quali non attingono energia – di quanta gliene possa dare il glucosio.

Ma dopo quanti giorni si entra in chetosi? Possono essere sufficienti anche due giorni per raggiungere lo stato di chetosi, se la quantità giornaliera di carboidrati si riduce al 5% e si aumenta notevolmente l’apporto di proteine e grassi.

Per chi ha difficoltà a seguire una dieta rigida come quella chetogenica, esistono in commercio degli integratori per entrare in chetosi che stimolano il processo, come quelli di Farcomed. Uno dei più acquistati integratori per dimagrire è Dima 10g: un integratore proteico naturale e gluten free che aiuta l’organismo ad andare in chetosi e perdere peso dopo un trattamento che può oscillare dai 10 ai 21 giorni.

Se si associa questo integratore ad un regime dietetico chetogenico, è più facile andare a colpire i punti in cui il grasso si deposita con maggiore frequenza e quantità (gambe, braccia, pancia). Il suo ruolo è quello di massimizzare il più possibile il raggiungimento della chetosi (già dopo soli 3-4 giorni di assunzione) e, soprattutto, il mantenimento degli effetti desiderati.

Dopo 7-10 giorni, invece, si assiste al dimagrimento perché il corpo ha iniziato a bruciare i grassi per ottenere energia. Quella che non viene intaccata è la massa muscolare.

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Dieta chetogenica: effetti collaterali

Un regime alimentare privo di carboidrati che segue una dieta chetogenica, potrebbe risultare tossico e dal grande impatto per l’organismo: è per via renale, infatti, che vengono smaltiti i corpi chetonici, dunque il carico di lavoro dei reni aumenta. A subire uno sforzo maggiore è anche il fegato, che sintetizza i chetoni. Trattandosi di un’alimentazione sbilanciata, infatti, la dieta keto si somministra per brevi periodi, per poche settimane, non di più.

Sebbene la chetosi risulti un valido modo per ridurre il peso, il rischio dell’effetto yo-yo è subito alle porte appena si sgarra minimamente la dieta. Se si mangia anche solo una piccola quantità di carboidrati, la chetosi si blocca subito e l’organismo ricomincia ad utilizzare gli zuccheri per trarre energia.

Tra gli effetti collaterali, dovuti alla difficoltà di adattamento dell’organismo, si parla di nausea, stanchezza, spossatezza, vertigini, crampi muscolari, palpitazioni cardiache, stitichezza, difficoltà respiratorie e possibili episodi di svenimento provati nei giorni che precedono il raggiungimento della chetosi, mentre i pazienti riferiscono di avere molta energia a risultato ottenuto. Quando il corpo va in chetosi, inoltre, si ha la bocca asciutta e la necessità di bere spesso (a causa della disidratazione), la diuresi è stimolata, l’alito e il sudore odorano di acetone, si riduce l’appetito.

Non è ancora stato dimostrato che i risultati a lungo termine su quanto si perde con la dieta chetogenica siano migliori e durino più a lungo di quelli ottenuti seguendo una dieta di altra tipologia.

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